In Senegal – tensione & paura per due cosce di pollo

Ile de Goree, Senegal

 

Punteggiata da rigogliosi alberi di buganvillee fucsia, l’Ile de Gorée con le sue stradine sterrate e il suo profumo di oceano è un angolo incantevole di Senegal a pochi minuti di battello da Dakar.

Quello che oggi è un rifugio arioso e silenzioso dalla sgangherata Dakar, un tempo era l’ultimo pezzettino di terra africana per moltissimi sfortunati che venivano imbarcati sulle tristemente note navi negriere verso il Nuovo Mondo.

Questo piccolo isolotto colorato è una delle poche cose veramente interessanti della capitale ed è anche stato il teatro del nostro primo approccio con il Senegal. Nonché del nostro primo e unico momento di tensione, per non dire paura.


Dopo un rapido giro per le vie della città decidiamo di imbarcarci alla volta di Gorée mescolandoci ai locali e godendo del caldo sole africano con la brezza oceanica in faccia.

Venditori di collane, chioschetti, bimbi che giocano e un museo che ricorda il tragico passato. Il giretto è piacevole, gli ambulanti cercano di attirare l’attenzione sulla loro merce e noi curiosiamo.

Dakar, Senegal
 

Tutto sembra procedere tranquillamente quando un uomo di mezza età ci aggancia e ci propone di mangiare nel suo ristorante. Come fatto decine di volte, ringraziamo e liquidiamo la richiesta con un innocuo: “Grazie, magari dopo passiamo. Adesso non abbiamo fame.”

Continuiamo la nostra camminata come se nulla fosse, ma ci accorgiamo che l’uomo ci pedina. Non seguendoci, bensì passeggiando davanti a noi e fermandosi a controllare i nostri movimenti ogni tanto.

Non cerca di nascondersi, anzi ci fissa con fare indagatore.

Inizialmente la cosa ci diverte, ma dopo poco cominciamo a sentirci a disagio. Decidiamo di fregarcene e in breve tempo arriviamo vicino al molo dove si trovano tutti i ristorantini che altro non sono che tendoni con sedie di plastica.

Dakar, Senegal

 

Lui ci scorta e ci segnala vigorosamente il suo ristorante, noi diamo un’occhiata ma preferiamo il primo della fila e, onestamente, non ci sentiamo obbligati.
Seduti al ristorante del nemico ordiniamo e ci rilassiamo. Ma solo per un attimo perché l’insistente ristoratore si piazza a pochi metri da noi protestando per la promessa mancata.

In viaggio per il mondo ho incontrato tanti venditori insistenti e fastidiosi, ma questo comincia a scalare rapidamente la mia personale classifica.
Siamo in vacanza, cerchiamo di rilassarci convinti che anche lui si stancherà.

Mangiamo, paghiamo e, sentendo la sirena del traghetto, saliamo a bordo. Mentre ci avviciniamo alla nave scorgiamo con stupore misto a tensione che il nostro stalker ci segue. ANCORA!?

A questo punto siamo ufficialmente in ansia. Per carità siamo due uomini, è pieno giorno e ci sono tante persone, ma chi è questo tizio che addirittura si imbarca per tornare a Dakar perché non abbiamo mangiato al suo ristorante? E se quando arriviamo ci aspettano dieci suoi amici incazzati?

Ci sediamo su delle panchine all’aperto con il cuore che batte e lo sguardo che rotea all’indietro per sbirciare le sue mosse. Abbiamo ancora la speranza che, prima che il traghetto salpi, lui scenda. E invece no.

Abbandonato il porticciolo, Monsieur Scocciator fa la sua mossa finale: si avvicina lentamente e si siede dietro di me. L’approccio è diretto: “Perché non avete mangiato al mio ristorante?”

E qui comincia un siparietto assurdo che tento di riportare alla normalità con il mio francese arrugginito e che più o meno è andato così.

Io: Ma guardi noi non abbiamo promesso niente!
Lui: E invece sì, avete detto che venivate.
Io: Ma si era per dire, abbiamo detto Magari
Lui: Eh no in Senegal una promessa è una promessa, allora voi siete dei falsi
Io: Ma no, non abbiamo promesso nulla
Lui: Eh voi italiani…bla bla bla

E qui ci dilunghiamo per buoni cinque minuti su concetti tipo fiducia, onestà e trasparenza mescolati a critiche sulla popolazione italica con spruzzata di luoghi comuni che pensavo fossero tipici solo degli anglo-sassoni.

Capisco che non è pericoloso, forse intuisco dove vuole arrivare e quindi mi rilasso. Poco.

Lui allora lancia l’affondo e domanda: “Cosa avete mangiato?”

Due cosce di pollo con patatine e due coca cole, niente di incredibile.
Un rapido calcolo e sputa fuori la cifra che abbiamo pagato, ovviamente non sbagliando di un centesimo. Conosciuta l’entità del personale ammanco, rincara la dose su onestà e principi e butta lì una richiesta di rimborso per il danno subito.

Aaaahh qui volevi arrivare maledetto oste inseguitore!

Si tratta di pochi euro, metto istantaneamente mano al portafoglio e gli consegno frettolosamente e con estremo livore alcune banconote stropicciate.

Nel momento stesso in cui riceve i soldi, cambia registro, volto e tono. Ora è tutto chiarito! Non siamo assolutamente dei falsi approfittatori, ora siamo i benvenuti in terra senegalese. Mi raccomando divertitevi ed esplorate la nostra meravigliosa nazione. Grazie ciao arrivederci.

Increduli, sollevati e ancora un po’ in agitazione, ci accorgiamo di essere arrivati.

Scendiamo dal traghetto guardandoci sospettosamente in giro, metti caso che la sceneggiata continui con altri interpreti ancor più avidi e truffaldini.

A passo svelto torniamo verso l’hotel dove ripercorriamo la vicenda con le risate genuine che di solito seguono le storie di viaggio più bizzarre e soprattutto a lieto fine.

Si lo ammetto, ci siamo un po’ cagati addosso, ma poi non siamo riusciti ad arrabbiarci con quel povero ristoratore-attore-truffatore.

Come dicono da quelle parti: T.I.A. This is Africa

 



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