USA on the road: 10mila km vintage #4

Riassunto delle puntate precedenti della nostra avventura in USA
Salt Lake City – Mexican Hat
Monument Valley – Las Vegas
Death Valley – San Diego

Dopo qualche giorno di riposo nella soleggiata San Diego, il nostro on the road ricomincia a macinare chilometri in direzione est puntando alla meta finale che, nei programmi che verranno ovviamente scombinati, è New Orleans.

Ci addentriamo nell’arido entroterra californiano e abbandoniamo l’oceano e la sua vitalità con un pizzico di malinconia e tanta eccitazione per quello che ci aspetta: sconosciuto e selvaggio.

In un batter d’occhi siamo in Arizona, un nuovo stato che ci accoglie con due tappe interlocutorie. Prima di tutto visitiamo il Saguaro National Park, terra rossa e rocciosa la cui attrazione principale sono gli enormi cactus. Belli, un paio di foto, ma tutto sommato non rimaniamo a bocca aperta.

Cactus, Arizona
 

Dopo una breve tappa nella fornace di Tucson, passiamo una notte agitata tra scarafaggi e lenzuoli macchiati di sangue in un losco motel accasciato lungo le rotaie che tremano sotto lo sfrecciare di treni che sembrano fantasmi.

Un altro giorno alla guida tra scenari desolati, brulli, ma per me sempre affascinanti. Riprendiamo fiato con una sosta al suggestivo White Sands, in New Mexico un piccolo deserto di bianchissime dune di gesso che accecano con la loro luminosità e proiettano in un altro mondo. Finiamo energie e strada ad El Paso, prima orribile città del Texas.

White Sands, desert
 

Il giorno dopo ignari ed ignoranti decidiamo di bissare la nostra gita in terra messicana e di attraversare nuovamente un ponte a piedi ed entrare a Ciudad Juarez. Io adoro il cambio di prospettiva, panorami e persone che il Messico sa regalare, ma i miei compagni di viaggio meno e quindi dopo un paio d’ore, a malincuore, torniamo. Ora, la cosa più assurda è che solo anni dopo abbiamo scoperto che Juarez era ed è tuttora considerata la città più pericolosa del mondo “grazie” al rapporto omicidi/abitanti e anche al famoso mostro che ha ucciso più di 300 donne. Stupidità.

Juarez, Mexico
 

Sempre alla ricerca degli itinerari meno battuti e delle zone più remote degli Stati Uniti decidiamo di percorrere il sud del Texas lungo la highway 90 che ci porta a Marathon un villaggio così piccolo che fatichiamo a trovare da mangiare e dove si respira un’aria da ultima frontiera.

La mattina successiva decidiamo di visitare Big Bend il parco nazionale meno visitato degli Stati Uniti (esclusi quelli dell’Alaska, ci tengono a precisare i locali) che ci riserva panorami selvaggi, canyon scoscesi e una tarantola tarantolata che “attacca” il nostro van.
 
Di sera arriviamo a Del Rio dopo aver parlato per tutto il viaggio di questa tarantola. Faccio la doccia, mi stendo sul pavimento con qualche coperta – ogni sera, a turno, uno dorme per terra – ascolto la mia musica. Poi mi alzo guardo per caso sotto al letto e vedo una sagoma nero di una cosa che sembra un grosso ragno. Cazzo! E’ una tarantola! Mi paralizzo di paura. Urlo. Salgo con uno scatto fulmineo sulla scrivania e dico a tutti di Non Muoversi! Tom, stranamente impavido, prende un grosso libro e decide di risolvere la situazione lanciandosi sul ragno, anche lui stranamente fermo.

Io urlo “Nooooo” e mentre Tom è a terra tutti cominciano a ridere come pazzi. Ci sono cascato.

Del Rio è un posto da film. Depresso, triste, sconsolato, ma ci regala una delle serate più divertenti di tutto il viaggio. Mangiamo una cosa in un diner e chiediamo al cameriere se a Del Rio c’è qualche bar con un po’ di vita. Certo, c’è il Blue Diamond proprio lì di fianco.

Entriamo, in un mondo parallelo. Al centro, aspiranti cantanti si cimentano con il karaoke, mentre sulla destra sparuti gruppetti di giovani si annoiano davanti a pinte di birra. 

Bar, Del Rio
 

Il nostro ingresso fa spalancare mandibole e stropicciare gli occhi: chi sono questi? Un tizio di nome Victor ci chiede di dove siamo e quando rispondiamo Italy lui sconcertato ci domanda “What the fuck are you doing in Del Rio?”. In pochi minuti diventiamo le star della serata.

Caraffe di birra offerte, proposte di andare in Messico il giorno successivo, avances velate e abbracci sospetti da parte della scena gay locale e tanti altri divertenti momenti culminati con la performance mia e della Giulia che conquistiamo definitivamente il Blue Diamond sulle note in falsetto di Bohemian Rhapsody.

Ebbri di divertimento e di luppolo torniamo al nostro motel e, anche se so che è stato uno scherzo, prima di dormire do una controllata tra le coperte….hai visto mai che c’è una tarantola per davvero.

 



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