Oh my blog (tour)! Vol. 2

Dallo sceneggiatore di Oh my blog (tour)!
Dall’autore di Trip it Easy
Dal social media manager di “Finalmente ho scritto un post che qualcuno ha letto”
Dal vice assistente di Analytics di “Dai che oggi superiamo le 7 visualizzazioni”
Dall’aiuto web editor di “Ho appena imparato che le foto vanno compresse”

A Novembre arriva su tutti gli schermi digitali Oh my blog (tour)! Vol. 2 

ristorante
 

Dopo il successo planetario del primo capitolo  arriva l’attesissimo e probabilmente deludentissimo – come tutti i sequel – secondo capitolo delle avventure sgangherate di un blogger alle prese con i suoi primi, spinosi e mirabolanti blog tour.
 
Un numero di retweet superiore a 1, un’affluenza di commenti al post che supera la decina e attestati di stima raccattati in qualche angolo della blogosfera. Tutto questo e poco più mi hanno spinto a tentare una missione impossibile ovvero raccontare in maniera obiettiva e scanzonata anche il mio secondo blog tour.

Quindi mettetevi comodi, prendete la scatola di pop corn più piccola che avete, stappate una coca-cola e buona lettura.

La vera verissima verità è che mi piace scrivere questo tipo di post. Come successo per il primo, anche il mio secondo blog tour mi ha divertito, stupito, spiazzato e fatto riflettere. Riflettere soprattutto. E, anche se ve ne frega poco o niente, mi va di condividere con voi alcuni miei pensieri e rivivere episodi e momenti di questa avventura.
 
Questa volta non solo ero il più inesperto e tecnologicamente ritardato, ma anche l’unico italiano e l’unico che non fa il blogger di professione. Eh si, ero in compagnia di pezzi grossi del mondo travel, gente con miliardi di follower, il potere di indirizzare le masse e una calendario in giro per il mondo da far impallidire il piano voli di un globetrotter. Persone simpatiche e alla mano, ma con una visione del digital travel (se esiste questa espressione) molto avanzata e molto più articolata della mia. C’è sempre da imparare, per fortuna.

Nel capitolo precedente le mie considerazioni erano semplici, naif, superficiali come quelle di un bambino che non sa andare in bicicletta e le prime cose che nota appena sale sulla sella – che bella allitterazione involontaria – sono che A. Deve pedalare B. Farà fatica C. Avrà paura D. Cadrà spesso. In questo seconda manche, non è che ho scoperto un algoritmo per ridurre l’inquinamento nel mondo, ma diciamo che qualche elucubrazione più concreta sono riuscito a metabolizzarla.

Instagram – Attenzione può creare dipendenza
Instagram lo sapete, è per me la più grande scoperta del XXI secolo appena dopo Sky Go e il carica batterie solare,  ma ho anche appurato che è una droga perché segue – e tu con lei – il classico percorso di ogni sostanza stupefacente.
Se la conosci (poco) la eviti. Poi vi incrociate un po’ per sbaglio un po’ per le compagnie sbagliate (i blogger ovviamente) e ti piace. Dopo pochissimo ci prendi la mano. A breve distanza capisci che c’è qualcosa di sbagliato nel “truccare” queste foto, ma ormai non puoi più farne a meno. E infine, non basta più. Arriva qualcuno, in pochi clic ti mostra Snapseed e tu sei spacciato. Sei entrato nel tunnel delle droghe pesanti.

instagram people
 

Dott Jekyll & Mr. Hyde
Il blogger è un cronista, un corriere della notizia, un paladino del real time infotainment, ma il blogger è anche un umano al quale succedono cose, capitano problemi. E allora capita che sei in barca circondato da acqua cristallina e con il vento che ti accarezza il viso, ma tu devi vomitare. Di brutto e subito. Mangi una travelgum, respiri come hai visto fare nei film ai bonzi del Tibet e ti ripeti che va tutto bene. Poi ti ricordi che comunque sei lì per twittare. Scatti una foto, la filtri come una tazza di Earl grey e scrivi le prime cazzate che ti escono dal cervello occupato a tenere a bada il tuo stomaco ballerino, qualcosa tipo “I colori del mare e i riflessi del sole ci accolgono in questa giornata fantastica”. Twittato. Poi nel giro di 3 minuti arrivano i “Vaffanculo” dei tuoi amici che sono al lavoro e da loro piove. Ok, vagli a spiegare che tu in realtà stai peggio di loro, fagli capire che sei Jekyll e non Hyde.

Blogger
 

Problemi di autostima
Il blogger è una creatura sensibile, debole e costantemente alla ricerca del consenso popolare. Il blogger si ritiene anche molto intelligente e fatica a capire e a farsi una ragione del fatto che là fuori, la gente non la pensa sempre come lui. E quindi ci sono momenti in cui pubblica una foto, un post o un qualcosa di incredibilmente divertente, affascinante o originale e il mondo, tutto, lo ignora. Ma come?  Ho scritto questo tweet così arguto e tagliente e nessuno interagisce?  Succede una volta, succede due volte, ma alla terza si tira il freno d’emergenza, si pesca nel rullino dell’Iphone e si trova subito la soluzione: un bel tramonto, preferibilmente con colori fluo. Ragazzi è clinicamente testato , sparate la foto di un tramonto – l’alba tira meno e in generale chi ha voglia di svegliarsi alle 4? – e il vostro numero di like, retweet, +1 e cuoricini schizzerà alle stelle. Un tramonto è per sempre.

tramonto, barca
 

Le bugie hanno i caratteri contati
Questa è più una domanda aperta, un dubbio amletico, ancestrale e deontologico  che mi ha attanagliato durante il mio blog tour. Che fai se c’è qualcosa che non ti piace? O se ti piace poco? Tu sei lì per promuovere una destinazione, però sei anche una persona onesta e sincera, che fai?? Vero è che difficilmente un posto mi fa veramente schifo, di solito qualsiasi angolo del nostro pianeta ha qualcosa di interessante, nuovo e particolare da offrire, ma mi sono trovato in un paio di situazioni in cui proprio quella cosa che stavo visitando non mi piaceva e non mi trasmetteva niente di che. 
Tormenti interiori. 
Non ho ancora elaborato una risposta, ma per ora il mio codice di condotta è stato il seguente. Se un posto proprio è da bocciatura, non ne parlo, aspetto qualche ora e sicuramente troverò altro che vale la pena di postare. Se invece un luogo è ok, diciamo che non mi fa impazzire ma ne vedo il potenziale allora lo condivido, magari cercando di coglierne quegli aspetti positivi che possono interessare le persone che seguono.

barca
 

Tutto qui? No, ho anche avuto la conferma – attenzione che ora generalizzo e mi faccio paladino degli stereotipi – che gli stranieri fanno schifo in quanto a cibo. Cari amici europei ci sono dei limiti. Alle 14.30, nell’arco di 76 minuti non potete bere un caffè americano, una coca cola, un succo di frutta, una birra e poi un caffè macchiato. E non si può fare colazione alle 11.30, pranzo alle 14.00 e cena alle 18.45 è malsano, sbagliato e, in generale, orribile.

The End

Tratto da una storia vera

 



21 pensieri su “Oh my blog (tour)! Vol. 2

  1. Esilarante! La scelta di pubblicarlo di lunedì e quindi strappare un sorriso a chiunque lo legga è voluta? Perchè ci sei riscito!

    Mi è piaciuta soprattutto la parte in cui ti ho immaginato con la nausea… ahahahaha che spasso!

    Non voglio ridere delle disgrazie altrui ma è troppo divertente da immaginare! :D

    Ciao Fra

  2. Sono morta dal ridere!!

    Ti quoto su Snapseed e ti metto in guardia: quando scopri VSCO e i suoi filtri tenui inizi a guardare il tuoi "drama a 3000" con un misto di orrore e ti chiedi: "sono stato io a fare questo?" e così inizi ad abusare del fade.

    E' un mondo difficile, ma condividiamo le stesse pene, forse saperlo aiuta! 

  3. Ciao Francesco, davvero molto simpatico questo articolo, non avevo letto il primo e sono andata subito a recuperarlo!

    Premetto che io non ho ancora partecipato ad un blogtour, quindi non ho un'opinione definita a favore o contraria, mi piace molto il modo ironico con cui hai descritto la tua prima esperienza, che potrebbe rappresentare anche un mio scenario futuro!

    Ciao, Chiara.

    • Ciao Chiara!

      grazie per essere passata di qua e sono contento se ti sono piaciuti gli articoli!

      L’ironia ci vuole anche perchè le prime volte è tutto talmente strano che conviene riderci su! :-D

      A presto

  4. TOP! 

    Esordisco così, in manira idiota!

    Sto post mi ha fatto troppo ridere, giuro! Per fortuna a casa sono sola, perché altrimenti la mia reputazione – che già rasenta il fondo – avrebbe toccato i minimi storici della demenza! :D

    Ridere davanti a un pc non è concepibile, ma con te questo ed altro.

    A partire dall'allitterazione- era dai tempi delle medie che non sentivo questa parola – per finire con Snapseed. E per non parlare dei tramonti… quelli fanno sempre il botto!

    Beh, continua così Fra! Il cuore ironico del branco!

    • Troppo gentile Manu! In effetti con l’allitterazione non ho mai avuto molto a che fare, ma si è creata da sola! :-D

      Comunque ridere davanti al pc è concepibile e divertente!

  5. Ciao, è la prima volta che passo da queste parti, mi sono persa "il successo planetario del primo capitolo" (provvederò prometto) però a metà di questo post mi stavo sbellicando, soprattutto sul paragrafo dell'autostima. Mi piacciono le persone che si sanno prendere in giro. E tu con un solo post e su un argomento spinosetto come i blog tour ci sei riuscito alla grande…ti seguirò volentieri :-) 

    Monica

    • Ciao Monica,

      piacere di conoscerti e grazie mille per questo bellissimo commento!
      Non ti nascondo che quando ho scritto il Vol 1 ho un po’ tremato visto l’argomento, temendo che mezzo mondo blogger mi mandasse a quel paese, ma per fortuna è giù uscito il Vol.2 quindi sono salvo!

      A presto!!

  6. Oddio muoio!

    Ma soprattutto: ciao, scusa mi sono intromessa dopo aver letto entrambi i capitoli (spaziali!) e non vedo l'ora di leggere il terzo! 

    Vi prego, invitatelo ad un terzo blogtour, pago io! 

    • Ciao Simona,

      felicissimo che tu ti sia intromessa!

      Adesso giro il tuo commento a un po’ di enti del turismo, così li convinco con questo tuo grande gesto di crowd funding :-DD

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