USA on the road: 10mila km vintage #6

Riassunto delle puntate precedenti
Salt Lake City – Mexican Hat
Monument Valley – Las Vegas
Death Valley – San Diego
San Diego – Del Rio
Austin – New Orleans

Entriamo in Mississippi e comincia ufficialmente la parte di viaggio non programmata, da qui in poi non abbiamo una guida, non sappiamo cosa ci sia e non ci interessa neanche tanto, vogliamo solo continuare a macinare chilometri e a farci ammaliare da tutto quello in cui ci imbattiamo. Perché il bello di questo on the road è la sorpresa che spesso ci sfreccia di fianco improvvisamente o si nasconde in qualche angolo inaspettato.

Long Beach, Mississippi
 

Siamo curiosi, ma anche un po’ stanchi e allora la prima tappa è la sconosciuta Long Beach, omonima della più famosa cittadina californiana e, come lei, placidamente adagiata sulle rive del mare. Grandi alberi verdi, il venticello fresco del Golfo del Messico e una spiaggia semi deserta con un bellissimo catamarano che usiamo come brandina. 

Il mare non è niente di che, ma si sta un gran bene. E’ fine settembre e l’idea di tornare a casa un po’ abbronzati non ci dispiace.

Proprio qui a Long Beach scopriamo, dopo più di venti giorni in giro per i motel degli USA, che non c’era nessun bisogno di dormire a turno per terra, ma che bastava chiedere un “roll-away bed” una semplice e banale brandina che, senza sovrapprezzo, risparmiava la schiena di uno di noi. Scomoda Ignoranza.

Dopo una serata anonima tra alcune cittadine della costa prive di fascino, il giorno seguente entriamo in Alabama, stato che non conosco assolutamente, ma che mi affascina moltissimo perché per me incarna il profondo sud americano. Colori, vegetazione, persone con un accento assurdo, nomi di città che evocano libri e storie passate come Mobile. Niente di incredibile né imperdibile, ma un’atmosfera particolarmente suggestiva. Non ricordo granché, se non il piacere di toccare, seppur fugacemente, questa terra e la sua aria così avvolgente.

Alabama, Stati Uniti, USA
 

A dire il vero mi ricordo solo una cosa e cioè i due spacciatori fatti come coguari che ci bussano in camera alle due di notte per offrirci in regalo marijuana intonando una cantilena infinita che ripeteva: “A present for you”.

Che si fa ora? Siamo ad un tiro di schioppo da Pensacola Beach, primo paesino della Florida e allora il richiamo di questo nome esotico ci attrae talmente tanto che allunghiamo ancora un po’ e mettiamo una bandierina anche nel Sunshine State.

Pensacola Beach è una lingua di terra sabbiosa strettissima circondata su tre lati dal mare. Un mare impetuoso, con correnti beffarde e pericolose che ti portano lontano, onde fragorose e una spiaggia di sabbia bianchissima e finissima. La gente è rilassata, abbronzata e cordiale. In spiaggia non c’è nessuno, tranne un cane che ci piscia sugli zaini. Una pace e un divertimento assoluto. In mente ho ancora l’azzurro intenso del mare, il bianco accecante della sabbia e l’arancione fosforescente del nostro pallone da italiani medi.

Pensacola Beach, Florida, USA
 

Dopo una fantastica giornata di mare, troviamo per strada un’insegna di un ristorante che promuove un’incredibile offerta: “Filetto di angus a 9 dollari” WOW, Fermiamoci subito! Vestiti da spiaggia, con i capelli arruffati, la sabbia tra i piedi e i vestiti stropicciati apriamo la porta e ci ritroviamo in un ristorante di lusso dove il cameriere ci riverisce e ci invita a sederci. 

Ci versano l’acqua e ci porgono dei menu con prezzi stellari. Attimi di imbarazzo, la gente ci osserva – o forse sembra a me – e noi confabuliamo sul da farsi. Torna la responsabile e io, con voce tremula e balbettante, chiedo: “Ma…l’angus a 9 dollari…” E lei con una gentilezza rara, condita forse anche da un po’ di pietà, ci dice che la promozione è valida dalle 16 alle 18 (bastava leggere meglio in effetti).

Io vorrei chiederle chi cazzo mangia una bistecca alle quattro del pomeriggio, ma in preda ad una vergogna eccessiva dico “ok, maybe we are in the wrong place”. 3,2,1 con uno scatto elegante, ma fulmineo ringraziamo e a testa bassa e piede svelto usciamo in fila indiana dal ristorante, mentre lei ci saluta invitandoci a “Come back soon

Il nostro viaggio verso est finisce qui, tempo di tornare indietro in un’unica tirata fino alla meta conclusiva di questo incredibile on the road, New Orleans.

New Orleans, Louisiana, USA
 

La nera, la magica, la calda, la pericolosa, la pazza, la scatenata, la mistica. Mille aspettative su questo pezzo di Stati Uniti, più d'Africa che d'America. 

New Orleans non mi è piaciuta. Il French Quarter è  folkloristico per i primi 10 minuti, ma niente a che vedere con i quartieri animati di Austin. La città è architettonicamente più varie e originale degli altri grandi centri americani, ma finisce qui. Il Mississippi, da cui mi attendevo magia e suggestioni, è un grosso fiume limaccioso senza un’anima.

Forse sono stato un po’ duro con questa città che sicuramente ha qualcosa di unico e probabilmente ha bisogno di più tempo per farsi apprezzare, ma per me è stata una delusione forse proprio perché avevo grandissime aspettative.

Dopo tre giorni tra concertini jazz, pizze a domicilio e sensazioni contrastanti per il rientro è tempo di riconsegnare il nostro mitico van più vecchio di 10mila km, imbarcarci, perdere l’aereo e le valigie e rimanere bloccati sulla A14 dopo che per un mese avevamo scorrazzato liberi sulle highway più spettacolari d’America.

New Orleans, Louisiana, USA
 

Ancora oggi, a distanza di 12 anni, ogni volta che ci vediamo, io, Tom, Fede, la Giulia e la Vanny, finiamo per ricordare uno o più episodi di questo viaggio incredibile. Ancora ridiamo a crepapelle e, dentro di noi, in quella grande felicità che ancora affiora, nascondiamo un po’ di tristezza e di malinconia per quei momenti irripetibili, per quella spensieratezza e per quei 23 anni che non abbiamo più. 

E sempre, quando questi pensieri un po’ depressi riaffiorano dopo le risate, ci pensa Tom a farci ridere di nuovo chiudendo ogni discorso con il suo marchio di fabbrica: “Mi prende male!”



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