USA on the road: 10mila km vintage #3

Death valley, USA


Riassunto delle puntate precedenti del nostro USA on the road
Salt Lake City – Mexican Hat
Monument Valley – Las Vegas

Lasciamo il Nevada di mattino presto per entrare in California e continuiamo lungo l’unica strada che taglia in due un deserto grigio e polveroso. Arriviamo in poco tempo all’ingresso di uno dei parchi nazionali più suggestivi e leggendari d’America, l'infernale Death Valley

Questa meraviglia naturale vanta numerosi record tra cui “il punto più basso del Nord America”, le temperature più insopportabili degli Stati Uniti e anche la leggenda, più che la certezza, che fa così caldo che si può cuocere un uovo su una pietra qualsiasi. (Su questo torno fra poco..)
Ci immergiamo sovraeccitati in questo luogo ostile con la bambinesca aspettativa che ad ogni angolo qualche trappola mefistofelica scatti e interrompa bruscamente il nostro incedere lento e sognatore. E in effetti così è. Dopo una lunghissima e spettacolare discesa – negli inferi e dove se no! – dalle ruote del nostro amato van comincia ad uscire del fumo, bianco e copioso. 

death valley, usa
 

Ci fermiamo e la prima cosa che noto è che, tutto sommato, non fa molto più caldo che a Milano a Giugno. 
Tre cervelli e sei braccia non trovano problema né soluzione, quindi ripartiamo sperando in bene e per tutta la mattina visitiamo alcuni dei luoghi più spettacolari e peculiari che abbia mai visto. 

Dopo pranzo, con fare simpatico e guascone entro in un ristorante e chiedo un uovo
La sfida alla leggenda è pronta: telecamere, macchine fotografiche, l’attenzione e l’adrenalina sono alle stelle.
Si cuocerà l’uovo sulla pietra?
Scegliamo un grosso masso. Apriamo l’uovo, che schizza sulla roccia liscia e soprattutto in pendenza e cade rovinosamente a terra. Esperimento fallito causa imbecillità.

valle della morte, usa
 

La mia stupidità continua e nel pomeriggio ci porta a Pomona nei sobborghi di Los Angeles dove, ho scoperto, il mio gruppo preferito farà un concerto. Dopo un lungo e articolato perdersi e ritrovarsi per le highway a sei corsie arriviamo alla Glass House dove alla mia domanda concitata ed eccitata “Stasera suonano i Pennywise, vero?” il buttafuori risponde “No, settimana prossima”. Cazzo ho sbagliato data, stasera suonavano ad Anaheim…

Depresso e incazzato nero, mi faccio prendere in giro dai miei compagni di viaggio mentre ci accontentiamo di una inutile cena da Denny’s e di un motel dove dobbiamo nascondere il quinto passeggero perché la camera può ospitare solo quattro persone, oltre a migliaia di pruriginosi animaletti tra le lenzuola.

usa, road trip
 

Il giorno dopo facciamo una rapida capatina a Venice Beach e poi dritti a San Diego dove finalmente ci riposiamo per tre giorni visitando la città, i suoi bar e soprattutto le sue spiagge sotto la guida sapiente della Vanny che qui ha vissuto per nove mesi. 
L’highlight della nostra sosta a San Diego però è sicuramente Tijuana, Messico. 

La serata si concretizzerà in una pizza, qualche birra, un po’ di tequila e una spruzzata di musica in locali pieni di americani ubriachi, niente di che a dire il vero.  Ma la vera magia è un’altra e comincia prima quando parcheggiamo il polivalente van a pochi metri dal confine e cominciamo a camminare lungo un infinito ponte che separa le luci di San Diego dall’oscurità messicana.

In un silenzio surreale, lentamente e con i nostri piedi curiosi come i nostri sguardi, abbandoniamo le stelle e le strisce e indisturbati entriamo in Messico. Davanti a noi case basse, lampioni di luce fioca e cartelli stradali ammaccati, qualcuno anche con dei fori di proiettile. Dietro di noi, grattacieli scintillanti, autostrade affollate e frenesia. Nei miei viaggi ho attraversato tanti confini, ma nessuno è così netto, tagliente, una linea immaginaria che separa non solo due paesi, ma due mondi, due universi opposti.
Una targa ci dice che siamo in Messico. Scendiamo dal ponte. 

Nessuna domanda, nessun documento, nessun controllo. Purtroppo nessuna foto, solo ricordi.

Ho da poco visitato alcuni degli angoli più suggestivi di questo grande paese, eppure questa manciata di minuti a cavalcioni sospeso nella terra di nessuno è stato uno dei momenti più emozionante di questo viaggio.

Tempo di sonno e di sogni, domani cominciamo a costeggiare il sud, profondo, sconfinato e selvaggio. 



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