Sui sentieri Maya: da San Salvador a Copán

Copán, Honduras
 

di Conny Russo
Una decina di giorni fa mi trovavo in El Salvador per questioni pseudo-lavorative. Dico pseudo perchè non ci crede mai nessuno quando dici che vai in un paese tropicale per lavoro, neppure quando è vero. 

La capitale, San Salvador, ha la fama di essere una delle città più violente dell’America Latina, e non esattamente un posto accogliente per stranieri. La stessa struttura urbana della città è straniante, una colata di cemento che si produce in stradoni a quattro corsie dove si affastellano insegne pubblicitarie delle più grandi catene di fast-food, urbanizzazioni nascoste fra le colline e circondate dal filo spinato, baracchini di prodotti locali che sembrano essere stati dimenticati lì da un’altra epoca e un vulcano a vigilare maestoso sul tutto.

La moneta ufficiale è il dollaro e a una prima occhiata è evidente che i gringos dominano del tutto l’economia, mentre la popolazione locale da una parte vi stupisce con una gentilezza e una cordialità fuori dal comune e dall’altra vi consiglia di andare ovunque scortati da un taxi per evitare di essere derubati. 

Così, mentre il mio spirito avventuriero soffriva delle eccessive limitazioni imposte, ho deciso di sconfinare con un paio di amici per andare a vedere il sito archeologico di Copán in Honduras.

Copán, Honduras
 

Da una prima occhiata alla mappa sembrava un’impresa piuttosto semplice: appena duecento km separano la capitale de El Salvador da questa antica città Maya. Eppure, quando dalla mappa ci si approssima al territorio, si va sempre incontro a qualche sorpresa.

L’ultimo tratto di strada, e quello frontaliero in particolare, ci veniva descritto da tutti come troppo pericoloso perfino per dei viaggiatori con una discreta conoscenza del continente e uno spagnolo piuttosto disinvolto. La soluzione, in apparenza più arzigogolata ma considerata più affidabile, era sconfinare due volte, entrando in Guatemala attraverso la Carretera Panamericana per poi passare la frontiera in Honduras giusto a una manciata di km da Copán. Per fare questo era necessario affittare una macchina dotata di un autista locale, cosa incredibilmente facile in questa porzione di mondo, si può chiedere all’hotel di segnalarvi un autista o affidarsi a una delle molte agenzie locali a disposizione, anche on line, noi abbiamo usato a questa Sophia Tours che consiglio.

Così con 5 dollari in meno (due pagati al Guatemala e tre in Honduras, si tratta pur sempre di frontiere piuttosto economiche), 2 timbri sul passaporto e 4 ore di auto abbiamo raggiunto il borgo di Copán, dove abbiamo lasciato le nostre cose in un alberghetto a pochi passi dalla piazza principale. Una piccola struttura in architettura coloniale con una corte interna piena di fiori tropicali, “Acropolis Maya”. Per poi spostarci di pochi km verso le rovine, muniti di macchina fotografica, crema solare e cappellino.

Copán, Honduras

 
Il sito archeologico di Copán è uno dei più importanti del periodo classico Maya, in particolare per le sue stele che a differenza di quelle di altri celebri siti come Palenque sono dotate di altorilievi che riproducono le fattezze dei regnanti del periodo dinastico nei loro costumi cerimoniali adornati da piume variopinte. Gli edifici, con la forma piramidale a scaloni, erano perlopiù templi e palazzi cerimoniali, maestosi e istoriati da glifi e da statue.

Copán, Honduras

 

Eppure una delle cose più impressionanti per me è stato poter constatare come la natura, rigogliosa e prepotente, presiedesse quegli spazi che un tempo erano stati dei re. Non parlo solo della maestosità di una Ceiba inspiegabilmente arroccata sulla cima di un tempio, ma anche dei coloratissimi Guacamaya, pappagalli dai colori intensi che sorvolavano le nostre teste con le loro ali rosse gialle e blu, assolutamente indifferenti alla nostra presenza.

Copán, Honduras
 

Abbiamo girovagato per il parco archeologico per quasi sei ore, ovvero fino a quando, non certo annoiati, ma sfiniti dalla fame, siamo ritornati al borgo per mangiare, non prima di aver ricevuto un regalo bellissimo: l’inno nazionale in Ch’ortì, la lingua Maya contemporanea, cantato da un gruppo di bambini.
 
Il giorno dopo, con gli occhi ancora pieni di meraviglia, su consiglio del nostro autista, siamo andati alle Terme Luna Jaguar, ad una ventina di km di strada non asfaltata e tortuosa da percorrere tra le montagne honduregne. Le terme sono nate sfruttando una fonte naturale di acqua sulfurea che sgorga da una montagna alla temperatura di novanta gradi e che viene distribuita in vasche di pietra, incastrate nel mezzo della selva e che evocano l’architettura Maya dell’età classica. Il risultato esteticamente ricorda la scenografia di un film di Indiana Jones, ma immergersi in acqua bollente dopo essersi spalmati di fango nel mezzo di una foresta tropicale vale certamente l’impresa… e il costo: solo 10 dollari per l’intera mattina! 

Copán, Honduras
 

Insomma, se vi trovate in Salvador o nel più vicino Guatemala, dedicate due giorni a questo sito spettacolare e, inspiegabilmente, dimenticato dalle agenzie turistiche mondiali (durante la nostra visita in tutto il parco archeologico non saremo state più di venti persone e alle terme eravamo gli unici 4 ospiti!).

Fuori dalle rotte più tradizionali si possono sempre incontrare grandi soprese!



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